Eroi ed altre favole digitali
martedì 31 maggio 2011
venerdì 13 maggio 2011
" Tex detestava le bibite gassate....."
Secondo alcune statistiche, alla fine degli ottanta, un’altissima percentuale di cittadini italiani non spegneva la tv, nemmeno quando usciva di casa . Posso testimoniare che tutto cio’era assolutamente vero, e a chi non crede alle leggi della statistica, bastera’ “farsi due conti”. Oltre al rapporto umano, al telefono fisso, al tubo catodico ed ai segnali di fumo, non vi erano altri modi per interagire o socializzare. Anche per strada, si correva ancora il rischio di potersi immedesimare in Rocky Balboa: i piu’ grandi davano o ricevevano un pugno in viso, senza che ognuno interpellasse per forza il proprio avatar o premesse il tasto “ mi piace ”. I discorsi politici erano accesissimi e “faccia a faccia”.La situazione politica in Italia si avviava verso la presa di coscienza della cittadinanza tutta, e di cosa volessero significare alcuni “epiteti” usati dai nostri nonni come : “ Piove ! Governo ladro ! ” . Viceversa, la situazione internazionale, proponeva scenari assai piu’ interessanti come: la fine della guerra fredda , la caduta del muro di Berlino, i pink floyd che reinterpretavano “the wall”, la caduta delle barriere culturali ancora esistenti fra Germania est e Germania Ovest ed immagini sequenziali ritraevano un ragazzo cinese con delle bandierine in mano che tentava di ostacolare la strada a quattro carrarmati . Forse e’ solo un mio parere, ma il nostro paese restava ( piu’ o meno.. ) uguale a come e’ ora… . L’agire “politico” veniva tradotto nel rinfacciarsi la colpa di scelte politiche sbagliate che era stata talvolta di “destra”, talvolta di “sinistra”. Faticosa era la vita per un ragazzino di quattordici anni che sognava di diventare grande , sempre al centro di opposte tifoserie, che origliava i discorsi di uomini politici ben vestiti piuttosto educati che usavano parole incomprensibili, e che tali sarebbero rimaste, se la scuola non fosse stata sostituita dall’insegnamento di certi “cattivi maestri”. Uno me ne e’ venuto in mente, non a caso. Un giorno di tanti anni fa, comparve vestito da pirata, nei tanti manifesti che tappezzavano i muri della mia citta’. Militava come front man in un gruppo musicale misconosciuto, dal nome davvero singolare . I Litfiba avevano gia’ cavalcato “l’onda nuova” del rock italiano, erano preparati e sapienti, la loro musica era accompagnata da testi “seri”, “poetici”, “politici”, “affascinanti”, di difficile comprensione, perche’ destinati ad un pubblico un po’ piu’ “adulto”. Non furono questi i motivi “sufficienti” a convincere i miei genitori a mandarmi al concerto,ma con ritardo accettarono. In cambio, mi riempirono la testa di miliaia di raccomandazioni. Andai solo. Tentai di comprare il biglietto, ma gli ultimi rimasti, furono assegnati a dei ragazzi molto piu’ grandi di me. La canzone “Gira nel mio cerchio”, si avviava verso le battute finali, allorche’seguii alcune persone intenzionate a scavalcare una recinzione abbastanza alta , sormontata da tre linee rette di filo spinato. Saltai per ultimo. Intimorito dalle voci degli addetti al servizio d’ordine , volli saltare in fretta, mi si strapparono i pantaloni e leggere escoriazioni coprirono parte delle mie gambe. Il dolore fu in parte, mitigato dalla musica e dalle parole della canzone successiva : ” L' orizzonte e' nello specchio, l'orizzonte e' dentro me, ho distrutto tutto il tempo perche' il tempo e' solo mio, cielo basso sui capelli l' orizzonte e' dentro me, ho scolpito sulla pelle che chi piange ridera'. Questo mostro ha cento occhi , cento occhi come spie ma quei bastardi ridono, mi hanno tolto mani , bocca e occhi. Con il cuore in quella piazza tiene a mente Tienammen,la morte, la porta, la liberta' e la violenza perdera' e ogni gabbia uccide un uomo ma la rabbia fa' resistere e ha scolpito sulla pelle che chi piange ridera'. Sono il vento, sono libero come il vento, senza fine sono il vento”…. Circondato da gente “osannata”, ma felice, impegnata e nello stesso tempo spensierata, fu quella, la prima volta nella vita in cui mi sentii davvero libero e adesso posso dirlo a me stesso, con certezza, fu quello il concerto piu’ bello a cui abbia mai assistito. Uscii soddisfatto, felice,trionfante,le piccole ferite in parte gia’ secche. Ero stato fortunato a poter partecipare all’evento, soprattutto dopo essermi accorto che in molti non riuscirono ad entrare . Ci furono momenti di tensione fra due gruppi rivali. La polizia al centro assisteva pronta ad intervenire. Un gruppo ascoltava quella canzone in cui si parlava di coca – cola. Ascoltavano musica per mezzo dell’autoradio di una macchina posizionata a nord . L’altro gruppo ascoltava, appunto, i Litfiba, dallo stereo di una macchina posizionata a sud . Da quest’ultima scese Tex . Tex era altissimo, magro ma muscoloso e vestito di pelle. (Era stato soprannominato in quel modo perche’ spesso canticchiava la canzone dei Litfiba chiamata appunto Tex, di cui conosceva tutte le parole a memoria.).. . Uno dei ragazzi appartenenti al gruppo opposto si avvicino’ pacificamente a Tex porgendogli una bottiglia di Coca cola . Disse: “ Hai sete ? Tieni, fatti un sorso! In fondo siamo amici…no ? ”. Quest’ultimo prese la bottiglia, guardo’ dentro, e successivamente gli verso’ il contenuto addosso bagnandolo dalla testa ai piedi , poi si fece passare una bottiglia di vino da alcuni amici , la diede al ragazzo e rispose : “ Tieni, questo e’ molto meglio!! !”, nel frattempo si guardo’ intorno dandosi un “tono” e gli altri del suo gruppo scoppiarono a ridere ridicolizzando il ragazzo ed i suoi amici…. Tex si congratulava con i suoi, per aver sbeffeggiato i propri rivali, ma dalla fine del gruppo, un piccoletto con la barba incolta cercava di sbracciarsi, cercando di attirare su di se l’attenzione di Tex . Dall’alto dei suoi pensieri Tex lo noto’. “ Cosa vuoi piccoletto qualcosa non va ? ” urlo’. ” Ma che cazzo hai fatto, lo sai di chi e’ il figlio quello li’?” rispose l’altro. ”Lasciatelo passare !” disse Tex. Il piccoletto si avvicino’ e bisbiglio’qualcosa nell’orecchio di Tex , il quale sbianco’. La situazione di sottoposizione a cui venne assoggettata il ragazzo venne ribaltata . Il ragazzo della “Coca cola solidale” divenne cosciente della propria “forza” , cosicche’ sollevo’ da terra la bottiglia di vino versandola sul capo di Tex . Lo bagno’ dalla testa ai piedi , poi piglio’ la bottiglia di Coca cola quasi vuota e glie la passo’. Gli disse : “ Scusa, non l’ho fatto a posta, ma in fondo siamo amici vero ? ” . Tex bevve l’ultimo sorso rimasto, e rispose : “ Sai che non l’avevo mai assaggiata ? Avevi ragione e’ davvero squisita!”
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venerdì 22 aprile 2011
" rock n' roll / Download".Rock n'roll down the road
L’asfalto del cantiere, bruciava del sole di giugno, e solo raramente dal cielo blu infinito, proveniva un leggero vento caldo. Fu proprio in quei giorni, che acquistai uno dei pochi ciclomotori “Si” rimasti,ancora in circolazione. Era blu, dotato di marmitta abbastanza silenziosa, quest’ultima pendeva da un motore di 80 cc. Per guidarlo non era ancora obbligatorio indossare il casco ed il vento “artificiale” che si fruiva seduti su di esso , era per me, motivo di vero gaudio. Nel lungo tragitto che mi separava da casa, al cantiere, per rendere i miei viaggi un po’ meno noiosi portavo con me un lettore e decine di compact disk. Ricordo fra gli altri “ Sailing the seas of chees” dei Primus, “ Grace” di Jeff Buckley, “Time to extinction” dei Megadeth, “Bloodsugarsexmagic” dei Red hot e “Face lift” degli Alice in Chains . Trattandosi di un ricordo appartenente ad almeno tredici o quattordici anni fà, e’ facile per chi legge, dedurne il periodo. Quello “preistorico”,quello precedente l’avvento di Napster. Tutto cio’ significava che il disco “preferito” , lo dovevi comprare o al limite dovevi fartelo registrare su nastro o altresi’ dovevi trovare qualcuno disposto a masterizzarlo; ma erano pochissimi quelli disposti a farlo e talvolta volevano essere anche pagati. La collezione di cui disponevo, non era costituita di soli compact disk originali, ma ritenevo di acquistare cd originali soltanto quando ne valesse davvero la pena e l’elenco dei lavori da me citati poco fa ,costituiva uno di quei casi. Rammento che quello era un periodo in cui leggevo molto. Alcuni libri li portavo con me al cantiere. Ne leggevo alcune pagine nella pausa pranzo. Un giorno, mi soffermai a guardare lo splendido panorama che avevo di fronte, costituito di montagne ed ampie zone di verde, una vista spettacolare. Ricordo che subito dopo, durante la lettura di un periodo, entrai in una specie di crisi mistico - esistenziale : -
Secondo il tale Erich, collega di Freud, di cui non ricordo il cognome, l’esperienza dell’amare,della simpatia,del godimento senza desiderarne il possesso e’ totalmente impensabile nella societa’ moderna. L’esempio era concentrato, guarda caso, sulla bellezza della montagna..”Certo ,molti di noi, non vedrebbero la montagna se non come un cliche’. Anziche’ contemplarla, vorrebbero saperne il nome e l’altezza, oppure provare il desiderio di scalarla, che costituisce un altro modo di prenderne possesso. Alcuni, tuttavia, sono davvero in grado di vedere la montagna e di goderne, e lo stesso puo’ dirsi per quanto riguarda l’apprezzamento della musica. In altre parole,acquistare un disco della musica preferita puo’ essere un’atto di presa di possesso della composizione,e non e’escluso che la maggior parte degli amatori d’arte in realta’ la “consumi” ma una minoranza probabilmente tutt’ora risponde alla musica e all’arte figurativa con sincera gioia e senza provare il minimo impulso all’avere”. Da quel giorno, non seppi se lasciar stare quel modo di comportarmi simile all’atteggiamento di un esistenzialista oppure continuare a “scavare” in quella “miniera”da cui avrei attinto informazioni di vitale importanza. (concetto che compresi soltanto un mese dopo ).. Sono stato, da sempre, fermamente convinto che gli artisti, persone estremamente sensibili, siano le sole in grado di analizzare la realta’ in maniera pura ed essenziale e mascherando il terribile impatto con la stessa , attraverso metafore, segni,simboli che permettono a tutti noi di analizzarla dal punto di vista meno doloroso possibile. Tuttavia, non riuscivo ad escludere l’arte musicale ed il rock da qualsiasi forma di espressione “materiale”. Iniziai da allora ad intensificare la ricerca del minimo “particolare”.Ossia iniziai ad “intestardirmi” circa il significato del testo della canzoni e per un certo periodo cercai di riprodurre quei suoni tramite una chitarra acustica sgangherata ma,ahime,’ con scarsissimi risultati. Circa un mese dopo, riuscii a capire il significato di alcuni testi e riuscii a riprodurre si e no qualche accordo .Un giorno, il datore di lavoro mi chiese di andare in centro con il mio motorino. Disse che avrei dovuto raggiungere, velocemente, una tale banca e riscuotere tramite una delega da lui firmata, alcuni soldi che avrebbe rischiato di riscuotere, per causa mia, soltanto il mese successivo. Quando mi avviai verso il motorino,notai che nella piazzetta del paese,alcune decine di persone si tappavano le orecchie, mentre sulla cassa armonica una ragazza accordava la propria chitarra ed altri “musicisti” eseguivano alcune prove tecniche. Pensai che il guasto all’impianto acustico,fosse pressoche’ irreparabile visto che dalle casse proveniva uno stridio interminabile che a mio giudizio,sarebbe stato capace di far impallidire perfino i Sonic Youth . Poco male. Indossai gli auricolari, accesi il lettore, avviai il motorino e mi “buttai” giu’ per la discesa ripidissima..La banca stava per chiudere,non c’era molto tempo, accelerai al massimo toccando forse i cento chilometri orari. Nelle orecchie “We die young” degli Alice in chains. La voce di Layne Staley, dal tono “emotivamente”vivo ma nello stesso tempo rabbioso e potente. Ad accompagnarlo la chitarra di Jerry Cantrell che indirizzava il pezzo verso un ritmo incalzante e pieno di adrenalina, il basso e la batteria facevano il resto in maniera pressoche’ accademica. La musica “Scandiva” il tempo che mi separava dalla fine della discesa dove, minuscolo, faceva capolino il cartello stradale con sopra scritto Stop. Andavo fiero di conoscere il testo di quella canzone, forse perche’ era di facile comprensione,comunque continuai a godermi il fresco per altri quattro o cinque secondi e cantando a squarciagola “We die young, faster we run, down,down,down,you rolling…………….” .”Aspetta un ‘attimo” dissi improvvisamente a me stesso.L' istante salvifico lo dedicai al senso del " Do not". Decelerai l’andatura. Una macchina attraverso’ l’incrocio.Subito dopo un’altra e poi un’altra ancora. Il motorino scivolo’,scivolo’per diversi metri facendomi perdere il controllo dello stesso. Provai ad intensificare la presa sui freni ma quest’ultimi non riuscivano ad arrestare la corsa del motorino. Ormai ero sulla strada .“E’la fine pensai….” Un’altra macchina mi passo’ davanti, a pochi metri. Un signore anziano, disperato, mise le mani fra i capelli, guardando me su quel pezzo di ferro che non voleva saperne di fermarsi. Superato lo stop nessuna macchina era in procinto di passare sulla strada. Fortunatamente,mi ritrovai in una siepe ma non mi successe nulla di grave. Quando arrivai nel centro cittadino, la banca era chiusa e quando tornai al cantiere, il rapporto fra me ed il mio datore di lavoro non fu piu’ lo stesso. Dopo quel giorno, passai la maggior parte del mio tempo libero su quel motorino e quando arrivo’ l’inverno lo vendetti. Con il ricavato comprai una chitarra elettrica che penso non vendero’ mai…
domenica 10 aprile 2011
lunedì 4 aprile 2011
mercoledì 30 marzo 2011
Fantasie da Black Out…
E’ ancora vivo nella mente il ricordo della prima volta che l’incontrai. Era seduta su un tavolo, vicino ad uno degli stand della fiera dell’est. Ricordo altrettanto bene, che mi piacque immediamente! Era.. come dire… vera e vestita in varie tonalita’di bianco e nero. Dodici per la precisione..Piccola com’era, avrei voluto sventolarla in aria, richiamando l’attenzione dei faccendieri annoiati e di quelli in cerca di emozioni in vendita,gridando loro:”Ehi! ma avete visto quant’e ‘ bella?”.Successivamente, la persi di vista. Forse, ero stato coinvolto dalla musica intorno o dal chiacchiericcio dei visitatori della fiera dell’est: me ne rammaricai profondamente. Dissi a me stesso di essere stato un’idiota a non invitarla a casa. Mio malgrado,scoprii che anche se avessi saputo dove abitasse, non ero in grado di contattarla a causa del ferimento occorso al mio piccione viaggiatore. Fortunatamente, non fu nulla di grave. Il veterinario disse che poteva andare peggio. Fu cosi’, che andai a cercarla a Pescara.Qualcuno mi disse che la signora “fanzine” abitava nei pressi del centro. Partii il giorno stesso, a piedi. Avrei dato l’anima, pur di partecipare alla tessitura di almeno una delle sue vesti. Quando finalmente la trovai, gli altri artisti coinvolti nel progetto mi dissero che se volevo partecipare alla tessitura del vestito di giugno, avrei dovuto far volare il piccione viaggiatore da casa mia, a Pescara, con una delle mie bozze nel suo collare …In effetti, non c’era molto tempo, ma fui costretto ad aspettare i giorni necessari alla guarigione del volatile, pregando che si sbrigasse ..Nel frattempo,chiesi ad un’amica appassionata di ecologia, se eventualmente fosse stata disponibile, a far parte, insieme a me ed altri artisti, della collezione di Giugno 2010. Ella,anche se impossibilitata a voltarsi accennò un gesto inequivocabile. Si vedeva che era felice,sembrava volasse dalla gioia. Ora che la situazione internazionale si e’sbloccata e che abbiamo di nuovo l’energia elettrica ed il petrolio,ho voluto colorare la mia amica in nome di nuove,ulteriori amicizie che spero, durino per sempre….!
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